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Lo stretching

Le tecniche di allungamento passivo sono molto diffuse perché efficaci e prive di effetti nocivi sull’apparato muscolotendineo. In particolare lo stretching consiste nel portare un gruppo muscolare nella massima posizione di allungamento e mantenerlo così per un periodo di tempo prolungato.
Il presupposto teorico è che, con uno stiramento lento,che non supera la soglia del dolore, s’impedisce ai fusi neuromuscolari di indurre la contrazione riflessa del muscolo mentre gli organi tendinei di Golgi, posti nella parte tendinea, reagiscono alla tensione dello stiramento inviando segnali di rilasciamento al muscolo.
Il riflesso di rilasciamento, derivante dalla stimolazione degli organi tendinei di Golgi, consente l’allungamento del muscolo che può così rimanere a lungo in una posizione stirata, permettendo alla struttura connettivale del muscolo di adattarsi all’allungamento. La risposta degli organi tendinei non è immediata, ma avviene dopo circa 6 secondi dall’inizio dell’allungamento.
 
COME SI ESEGUE LO STRETCHING
Ogni gruppo muscolare dovrebbe essere messo in tensione, ripetendo la sequenza 3 o 4 volte, secondo tre fasi distinte:
  1. Posizione di tensione facile: si ricerca la posizione di allungamento in 6-8 secondi circa.
  2. Posizione di tensione di sviluppo: si mantiene la posizione di allungamento per 20-30 secondi con il massimo rilassamento, evitando irrigidimenti e senza superare la soglia del dolore. Si deve avvertire la sensazione che la tensione tenda gradualmente a diminuire,avendo cura di mantenere una respirazione “naturale”.
  3. Ritorno alla posizione di partenza: in 6-8 secondi circa.

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